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Come abbiamo incontrato lo Yoga e perché lo insegnamo

Come abbiamo incontrato lo Yoga e perché lo insegnamo

Durante una sera, nell’autunno del 1998, Jennifer fu attratta da un manifesto affisso sulla parete di un muro, in un paesino della provincia bresciana, dove allora vivevamo, con il quale veniva pubblicizzato un corso di Hatha Yoga.

“Io ci voglio andare” disse lei determinata ed io, pigramente, risposi: “va bè, dai, proviamo…” Ci piacque da subito, racchiudeva in sé tutto ciò che allora ci affascinava: oriente, misticismo, meditazione, risveglio della coscienza… ricordo che durante le lezioni, a volte mi capitava di addormentarmi mentre eseguivo un’asana ( posizione di yoga) forse perché l’insegnante invitava a non forzare, a non provare dolore e ad accettare i propri limiti…per me non c’era pericolo, seguivo il suo consiglio alla lettera ahahaha!
Ogni volta non vedevamo l’ora di andare a lezione e, con il tempo, avevamo formato un gruppetto affiatato di allievi e diventammo amici. A fine class, ci gustavamo birra e nachos in birreria ahaha!
Proseguimmo per un paio di anni con lo stesso insegnante e poi provammo un altro corso, e qui  Jennifer, decise che voleva a sua volta insegnare, lo sentiva dentro, era una chiamata, per stare con la gente e condividere la gioia della vita. Intraprese una Scuola per diventare insegnante e si dedicò agli studi. Io continuai come allievo, mi faceva molto bene per rilassarmi e come anti stress ma fisicamente non ebbi evidenti risultati perché tendevo a risparmiarmi, non avevo voglia di faticare, preferivo spalmarmi sul tappetino, con i miei abiti bianchi e larghi, con il japamala al collo, facendo viaggi astrali, sotto l’ipnosi della musica indiana e dei discorsi new age dell’insegnate…ahaha!
Nel 2004  Jennifer incominciò ad insegnare ed io divenni il suo primo allievo ma lei da subito mi disse: “naturalmente avrei piacere se verrai ai miei corsi ma dovrai fare il tuo meglio, non mi va di avere un allievo che scalda il tappetino…
Mi innervosii un pò all’inizio ma poi compresi l’opportunità di questo attrito per migliorare me stesso e cambiai occhiali con i quali vedevo la pratica.
Mi impegnai ad ogni lezione e mi sentii parte attiva, realizzai che lo Yoga poteva essere uno strumento per armonizzare emozioni e mente ma al contempo per scuotere e rendere il corpo più forte e in salute.
Nel campo lavorativo, dopo diversi anni io e  Jennifer decidemmo di lasciare il nido e di lanciarci nel vuoto: lasciammo il lavoro come dipendenti per diventare free lance nel campo del benessere.
Decidemmo di frequentare uno Yoga Teacher Training, della durata di 2 anni, affinché Jennifer potesse acquisire ulteriori strumenti di insegnamento e io potessi insegnare a mia volta.
Entrambi avevamo intenzione di vivere la Scuola come un esperienza nuova ed eccitante. E cosi fu…ci immergemmo in una fucina di sperimentazioni, dove lo Yoga si spogliava dai dogmi, sovrastrutture e riverenze per abbracciare il tutto: musica, ballo, arti marziali, diversi tipi di meditazione e persone provenienti da diverse parti del mondo, insomma un grande possibilità per allargare la nostra cornice ed espandere il nostro mondo. Una volta terminati gli studi e in procinto di insegnare, incontrai uno dei miei demoni: la mancanza di stima per mé stesso: non mi sentivo all’altezza di insegnare perché mi paragonavo alle mie colleghe, che vedevo come agguerrite super girls in leggins e ai miei colleghi maschietti, fighi super – snodati che facevano acrobazie con il sorriso stampato. Mi sentivo meno di loro.
Li vedevo su un altro pianeta, mi sentivo non adeguato, non avrei mai potuto competere, i miei futuri allievi avrebbero riso di me…cosi pensai. Eppure tutti sappiamo che ad esempio ci sono grandi allenatori di football che quando erano giovani non erano grandi campioni ma una volta diventati allenatori avevano un grande talento, quello di trasmettere gli insegnamenti con creatività e ingegno, con passione e grande umanità.
Ma anche questo non mi bastava a trovare pace. Mi sentivo in un’arena tra gladiatori, nella quale tutti erano contro tutti, in un ambiziosa corsa allo show e ad avere il maggior numero di followers, in un periodo storico in cui, come diceva Cremonini in una sua canzone, nessuno vuole più essere Robin ma tutti vogliono essere Batman, in poche parole tutti volevano essere insegnanti di Yoga da subito…o quasi. E chi voleva essere allievo? Chissà… Provai diverse classi con diversi insegnanti, in veste di allievo, e sebbene tutti fossero professionali e super accademici spesso finivo la lezione con l’amaro in bocca, sentivo separazione e finzione. Non è un giudizio, non voglio offendere nessuno, ma era solo quello che io percepivo, la mia lettura della realtà. In breve, non era quello che cercavo.
Le lezioni che mi lasciavano il segno, erano quelle condotte da insegnanti generosi di cuore, dei quali sentivo verità. Mi arresi. Non erano gli altri ad essere sbagliati, e comunque non stava certo a me dirlo, ero io che non ero nella mia posizione. La mia insicurezza mi portava a cercare rassicurazioni e approvazioni all’esterno, anziché in me stesso. Sia Jennifer sia persone a me vicine mi condividevano che insegnare Yoga è esprimere quello che sei, al meglio che puoi, mettendoti al servizio dell’insieme per amarti e amare l’altro…
Manifestare la tua unicità attraverso lo strumento della pratica, con presenza, offrendo il tuo personale contributo a migliorare te stesso e il mondo intorno a te.
Riflettei a lungo e a forza di sperimentare realizzai che quella era la mia posizione, mi rendeva felice.
Faceva un po’ male restare in un periodo di incertezza e di instabilità ma fu una benedizione perché mi permise di accogliermi così come ero e volermi comunque bene.
Ora era arrivato il momento di buttarci nella mischia e mostrarci…niente altro.
Fu amore a prima vista: quando facevamo lezione esprimevamo passione e vitalità e sentimmo che potevamo ricambiare il favore. In altre parole, visto che la vita ci stava donando un’avventura meravigliosa, era naturale restituire il favore al mondo, senza aspettarsi nulla in cambio.
C’era in noi una parte che amava e che tutt’ora ama prendersi cura dell’altro.
Questa è pura magia e ci fa sentire al nostro posto, in pace.
Tutt’oggi siamo qui, grati e fiduciosi, durante le lezioni amiamo integrare lo yoga con il functional training (esercizi a corpo libero e salti) e la musica, in modo di poter lavorare non solo sulla flessibilità e gli allineamenti ma anche sulla forza, l’agilità e il potenziamento respiratorio.
Inoltre ci piace curare l’accoglienza, la condivisione e l’attenzione al singolo e al gruppo, affinché ognuno possa esprimere liberamente la propria unicità.
Staccandoci dall’ottenere un risultato, dall’attaccamento alla pratica,
lasciando che emerga spontaneamente altro, un qualcosa che è oltre le forme, la nostra vera natura.

Questo per noi è Yoga.
Grazie
Jennifer e Angelo