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Come abbiamo incontrato il massaggio e perché lo pratichiamo

Come abbiamo incontrato il massaggio e perché lo pratichiamo

La prima volta che ricevetti un massaggio era la fine degli anni ’90.
Io e Jennifer stavamo sperimentando un periodo di disintossicazione (niente sigarette, caffè, alcol e certi alimenti per alcuni giorni) e avevo dolori muscolari in tutto il corpo, un chiaro segno che il corpo si stava riprendendo e riparando.

Jennifer mi regalò un trattamento ayurvedico da una brava terapeuta e per me fu la scoperta di un nuovo mondo.
Durante il massaggio provai una sensazione meravigliosa e unica, mi sentii avvolto in una calda e amorevole carezza ed entrai in uno stato di profondo rilassamento, in cui mi sentivo sereno, accolto e amato.

Mi ritrovai a condividere questa esperienzacon degli amici e ricordo molto lucidamente che la cara amica Cristina mi disse: “Secondo me saresti portato a fare massaggi. Ho cercato online e ho trovato un corso di massaggio ayurvedico che farebbe al caso tuo…”.

Seguii il consiglio dell’amica e mi iscrissi, fin da subito arrivai alla consapevolezza che avrei fatto il massaggiatore di professione.

Negli anni seguenti frequentai con determinazione ed entusiasmo diversi corsi e scuole con diverse tipologie di trattamento e non molto tempo dopo, fui assunto dalla spa di un hotel.

Fu un evento che mi donò grandissima felicità. Mi sentii al mio posto, finalmente il lavoro diventava una passione, un piacere.

Jennifer, che fino ad allora si era dedicata all’insegnamento dello Yoga, venne assunta a sua volta nella stessa spa dove lavoravo io e brevettò un trattamento chiamato “yoga massage”, una naturale integrazione dello yoga: una serie di manovre muscolari e di contatto approfondito, per sciogliere tensioni e stress profondo, favorendo la possibilità di torna a sentire il proprio corpo, vivere pienamente le emozioni, contattare le nostre più intime ispirazioni.

Perché abbiamo scelto di fare i terapeuti?

Perché il contatto con le persone è per noi un atto meraviglioso, il tocco è un dono che fa vibrare noi e l’altro.

In seguito incontrammo tantissimi clienti/pazienti e potemmo arricchirci di tante esperienze terapeutiche, soprattutto relative a problemi muscolari, contratture, stress profondo e sovrappeso.

Ma la cosa più preziosa fu il profondo lavoro su noi stessi, inevitabile quando ci si relaziona con le persone in modo “intimo”, così come avviene durante un trattamento.

La persona si spoglia e si mette seminuda o nuda nelle tue mani, spesso senza nenche conoscerti e si affida a te.

Le persone trattate hanno sempre una richiesta, anche se a volte non si rendono conto: sentiirsi amate oppure lenire dolori e contratture, o diventare più belle o perdere peso, o anche semplicemente passare il tempo.

Io e Jennifer, sia come persone, che come terapeuti, allora come adesso, siamo profondamente grati perché abbiamo la possibilità di condividere il tempo con persone che non conosciamo ma che la vita ci fa incontrare, e possiamo offrire la nostra parte migliore al servizio degli altri. Questo è un dono meraviglioso.

La persona che trattiamo può accettare o no il nostro servizio, è una sua scelta.
Può essere disponibile e accogliente oppure timorosa e diffidente.
Comunque sia, noi cerchiamo di offrire il nostro meglio, evitando inutili pesantezze, come il giudizio, l’attaccamento al risultato e le aspettative.

Quando facciamo un massaggio, per prima cosa chiediamo interiormente il permesso di poter agire con la persona, poi poniamo la nostra mano a ascoltiamo… ma cosa ascoltiamo? Quello che accade, restiamo lì, con quello che c’è.

Poi emerge un’intuizione che ci guida dove c’è più bisogno, e ci immergiamo in una danza nella quale troviamo una posizione stabile e ci appoggiamo sul nostro peso, lasciando che le mani entrino e si fondano con la persona.
Amiamo essere essenziali: il trattamento non è solo l’applicazione di tecniche e manipolazioni, sebbene siano importanti, a dire il vero c’è più da togliere che da mettere.
Secondo noi si tratta di restare con la persona e amarla, offrirle la nostra presenza.
Cosa intendo per “amarla?” Esserci, sentirla come una parte di noi e non volerla cambiare, non aspettarsi nulla da lei in cambio.
Pierre dell’Orto, stimato natoropata, o meglio, “Druido”, di Cernusco Lombardone (LC), suggerisce di restare su 3 livelli durante un trattamento: con te stesso, con l’altro e con l’ambiente.
Si diventa così uno strumento di qualcosa he va oltre noi stessi, un servitore che serve, affinché l’altro riscopra l’energia di guarigione insita in lui e ritrovi la sua via.